La proposta di costituzione di un gruppo di studio sulla comunicazione parlata in seno alla SLI nasce dalla constatazione del crescente interesse per il parlato e del suo configurarsi come punto di intersezione di aree di studio e di applicazione diverse in ingegneria linguistica, linguisti computazionali) e l’espandersi, nell’accademia e nella società, di professioni classiche, come foniatri e logopedisti.

In questo quadro si osserva la convergenza di due punti di vista diversi e parimenti importanti: a) quello degli studi sul parlato inteso come modalità d’uso della lingua (per i quali in Italia e in particolare nella SLI c’è una grande tradizione); b) quello degli studi sulla comunicazione parlata intesa come modalità semiotica generale e complessa.

Il primo punto di vista è quello più propriamente linguistico e in Italia vanta una tradizione molto autorevole. Al suo interno vorremmo sottolinearne un aspetto: gli usi parlati della lingua presentano, rispetto a quelli scritti, una più accentuata variabilità che induce a considerare i tradizionali componenti della lingua (fonologico, morfosintattico, semanticolessicale) come meccanismi fortemente integrati nella realizzazione delle attività comunicative, tanto dal punto di vista della produzione, quanto da quello della ricezione. La variabilità infatti è solo apparentemente caotica perché in realtà i componenti della comunicazione linguistica parlata manifestano una sorta di plasticità, così che si modificano e si adattano ciascuno in funzione della configurazione che di volta in volta assume ciascuno degli altri. Di conseguenza, si assume ormai che uno studio moderno del parlato non possa consistere solo nella somma aritmetica dei pur legittimi e fondamentali studi settoriali (fonologico, lessicale, morfosintattico ecc.), perché la comunicazione parlata manifesta, per così dire, un valore aggiunto che non risiede nei singoli componenenti ma solo nel loro insieme e nella loro mutevole interazione. L’osservazione di questo processo di integrazione continuamente variabile sarebbe uno dei temi di riflessione del costituendo gruppo e ciò porterebbe fonologi, morfosintattiticisti ecc. a confrontare continuamente i risultati e i parametri del proprio lavoro.

Il secondo aspetto è invece rappresentato dal fatto, di cruciale importanza, che nella comunicazione parlata i complessi processi della significazione non si svolgono tutti ed esclusivamente nel testo, inteso in senso tradizionale come successione lineare di unità linguistiche, ma sono, in misura a volte molto consistente, esterni al testo in senso proprio e affidati a componenti che la tradizione vuole extralinguistici o paralinguistici.

Questi fattori possono essere così sommariamente elencati: a) prosodia e qualità della voce; b) mimica facciale e gestualità; c) modalità dell’interazione dialogica (turni, gerarchie ecc.); d) rinvii e allusioni al mondo circostante, reale o evocato; e) gioco delle inferenze, delle presupposizioni e delle intenzioni. Naturalmente non si vuole dire che questi aspetti, almeno quelli indicati in c), d) ed e), siano del tutto assenti dalla comunicazione scritta, ma solo che in quest’ultima essi agiscono in modo più canonizzato e prevedibile. Il costituendo gruppo sarebbe l’occasione per tutti i partecipanti, linguisti e non, di discutere e di confrontare risultati, metodi, procedure.

Ci sembra dunque che la SLI, più di altre aggregazioni scientifiche o professionali, sia la sede naturale per la costituzione di un gruppo (che per il momento chiameremo Gruppo di Studio sulla Comunicazione Parlata, sul modello di quanto avviene all'estero nell'ambito delle Speech Communication Sciences), dove la comunicazione parlata venga tematizzata come objet del gruppo stesso, naturalmente non in modo astratto o generico, ma nell’intreccio concreto delle sue manifestazioni.

Siamo sicuri che questo gruppo verrebbe a costituire un polo di attrazione (o quanto meno un interlocutore privilegiato) per quanti, oltre naturalmente ai linguisti di ogni orientamento o specializzazione, lavorano scientificamente o professionalmente intorno alla comunicazione parlata: pensiamo, a titolo di esempio, a foniatri e logopedisti, a fonetisti sperimentali e giudiziari, a psicolinguisti, a glottodidatti, a linguisti computazionali e esperti in ingegneria linguistica, a studiosi della conversazione, della pragmatica, dei modelli di dialogo e in generale della comunicazione, nonché a studiosi di settori di grande interesse, come la fenomenologia delle emozioni e dei sentimenti, o l’elaborazione di modelli e tecniche per la comunicazione multimodale.

Gli interessati troveranno la prima occasione di incontro e di discussione circa l’organizzazione del gruppo e la programmazione delle attività future nel corso del convegno sul parlato che si terrà a Napoli dal 13 al 15 febbraio 2003.

 

I PROPONENTI

Federico Albano Leoni, Emanuele Banfi, Carla Bazzanella, Gaetano Berruto, Piermarco Bertinetto, Tullio De Mauro, Wolfgang Dressler, Anna Giacalone Ramat, Michele Loporcaro, Emanuela Magno Caldognetto, Marco Mancini, Giovanna Marotta, Alberto Mioni, Massimo Pettorino, Paolo Ramat, Raffaele Simone, Alberto Sobrero, Massimo Vedovelli, Miriam Voghera.